09-07-2015
Tecnologia pura, dal campo alla mungitura. Il Parco tecnologico padano ha organizzato DairyFarm, evento focalizzato sulle più moderne tecnologie per l’allevamento di bovine da latte.
A dispetto di certe trasmissioni televisive farlocche, la zootecnia intensiva non è per nulla feudo di allevatori-orchi che tengono i propri animali in situazioni da lager, bensì sta evolvendo sempre più verso standard tecnologici e di benessere animale di altissimo profilo. Per riassumere questo concetto, il Parco Tecnologico Padano ha organizzato DairyFarm, un progetto di formazione e dimostrazione atto a raccogliere e condividere le soluzioni e le tecnologie più innovative al servizio di una zootecnia da latte sostenibile. L’evento si è tenuto il 24 giugno scorso presso l’azienda Baronchelli di Borgo S.Giovanni, in provincia di Lodi, e la Cascina sperimentale Baroncina. Sponsor della giornata sono state aziende fra le più rappresentative nel panorama zootecnico, due su tutte Sivam e Sgariboldi. La prima è attiva sia sul fronte agronomico di campo che in stalla, mentre la seconda è un marchio leader nella meccanizzazione finalizzata alla nutrizione animale. Il percorso illustrativo ha permesso di scoprire che si stanno mettendo a punto nuove tecniche e nuove genetiche per consentire la realizzazione di insilati di soia di ottima qualità, una pratica ritenuta impercorribile solo fino a pochi anni or sono, seppur già ipotizzata da tempo. Sono stati approfonditi i temi sanitari dell’allevamento, condividendo le nuove soluzioni nel campo dell’alimentazione e delle vaccinazioni dei vitelli, la cui mortalità varia dal 50%, nei casi peggiori, al 3% degli allevamenti israeliani, i più all’avanguardia in tal senso. I nuovi vaccini da irrorare sulle mucose nasali si mostrano in grado di abbattere vistosamente le infezioni alle vie respiratorie, come pure un corretto approccio all’igiene dell’ambiente e all’alimentazione permette di ridurre la mortalità in modo sostanziale. Un punto a favore sia del reddito che del benessere degli animali. Forti evoluzioni anche nella mangimistica, con prodotti atti a interagire con l’organismo ottimizzandone la risposta metabolica o a ridurre le diffusione di organismi indesiderati come funghi e batteri negli alimenti. Tecnologie innovative anche sui carri trinciamiscelatori, come i rilevatori Nir (sensori agli infrarossi) installati per ottimizzare in automatico le razioni in funzione dell’umidità e delle caratteristiche della razione stessa. Non poteva mancare l’informatica al servizio delle mandrie. Il progetto Ruminarte di Sivam, infatti, poggia su una fitta comunicazione fra appositi sensori-transponder allocati sul collo dei capi e un server centrale che rileva diversi parametri comportamentali, utilizzabili come indicatori del benessere delle bovine, come per esempio la ruminazione. Ogni deviazione dai parametri standard permette così di intervenire tempestivamente a fronte di alterazioni, anche minime. Il progresso sta quindi innalzando le performance economica e i livelli di benessere degli animali, agendo su tutti i fronti possibili, dalla genetica alla nutrizione, dall’informatica alla meccanizzazione. Come pure sui livelli di professionalità degli allevatori, i quali sopravvivono e crescono solo seguendo pratiche virtuose che, troppe volte, vengono ignorate. Fonte: Agronotizie